di Francesco Destri, 16/11/2003
Recensione
XIII
Come ti chiami? Non mi ricordo. Da dove vieni? Non lo so. Parlare con un moribondo che ha perso la memoria non è il massimo del divertimento, ma se quel qualcuno è un agente segreto braccato dai criminali di mezzo mondo e con qualche mistero alle spalle, allora la faccenda si fa interessante e al tempo stesso pericolosa. Ma il pericolo, si sa, è anche il nostro mestiere.
Che XIII non fosse un gioco qualunque si è sempre saputo, ma che addirittura monopolizzasse l'attenzione del mercato in modo così massiccio è stata una vera sorpresa. Anche Nextgame.it ha deciso di seguire scrupolosamente il cammino editoriale di questo atipico sparatutto in prima persona dedicandogli ben tre preview e un'anteprima, segno che l'ultima fatica targata Ubisoft non è certo passata nell'indifferenza generale.
Viene spontaneo chiedersi come mai XIII abbia meritato quella che secondo alcuni è stata una vera e propria sovraesposizione mediatica (addirittura in Francia circolano spot-TV nelle fasce di maggior ascolto) non degna forse di un titolo sì interessante, ma non certo epocale. Le risposte potrebbero essere molte (il background fumettistico, la grafica in Cel-Shading, un personaggio molto amato dai nostri cugini d'oltralpe), ma in fondo la verità è che in un mercato saturo di sparatutto in prima persona come quello odierno, non appena si vede l'ombra di una novità stilistica o concettuale che sia l'hype monta subito a livelli stratosferici e XIII ha avuto proprio la fortuna di capitare nel posto giusto al momento giusto, guadagnandosi per quasi due anni consecutivi l'appellativo di "the next big thing" proprio in virtù della sua particolare veste grafica e della sua origine fumettistica. Che sia il glorioso tramonto della seconda generazione di sparatutto in attesa di DOOM 3 e Half-Life 2? Andiamo a scoprirlo insieme.
LO SMERMORATO CALIFORNIANO
Tratto dall'omonima serie a fumetti scritta da Jean Van Hamme e disegnata da William Vance (gli autori di un altro personaggio recentemente "pixellizzato" come Largo Winch), che in Francia è assurta al rango di autentico comic-cult, XIII si prefigge proprio lo scopo di riportare sui nostri schermi lo stile, le atmosfere e il cromatismo esasperato dei fumetti unendolo con le prerogative tra action, spy-story, fantapolitica e avventura derivanti dall'immaginazione di Van Hamme, che con la sua creatura editoriale ha avuto il merito di mixare in un unico personaggio il fascino di James Bond e il mistero (che fa tanto soap opera) di cospirazioni politiche non certo innovativo, ma sempre caro agli amanti delle "nuvole pensanti".
Il nostro eroe è un agente speciale che dopo una missione segreta a bordo di uno yatch si è salvato a stento e ha perso completamente la memoria. Il gioco comincia proprio su una spiaggia californiana con XIII ferito gravemente e in totale confusione mentale impegnato a sfuggire a una banda di sicari che lo vogliono morto. All'agente senza memoria non rimane che il ricordo di una chiave e di una cassetta di sicurezza in una banca; da qui inizia lo svolgimento vero e proprio della vicenda che porterà XIII a fare luce sul suo passato e a scoprire tra generali corrotti e complotti governativi la verità che sta dietro al suo ferimento e alla sua continua fuga da militari e assassini di mezzo mondo.
E' inutile dire quanto l'idea della perdita di memoria, un topos letterario ormai immancabile anche nell'universo videoludico (chi si ricorda ad esempio di Sanitarium?), sia funzionale allo sviluppo della trama e all'interesse del giocatore per lo svolgersi degli eventi. Durante il gioco, infatti, saranno molti i flashback che poco a poco sveleranno la vera identità di XIII e da questo punto di vista la vicinanza con il fumetto originale è stata implementata al meglio, anche se più si avanza nel gioco e più vengono alla luce trovate narrative non sempre convincenti, che collocano XIII tra quei titoli che non mantengono fino in fondo le esaltanti premesse iniziali.
UN GAMEPLAY PER TUTTE LE STAGIONI
Non bisogna comunque dimenticare che si sta parlando di un classico sparatutto in prima persona e che quindi non bisogna rivolgere alla qualità della trama, senza dubbio molto importante, la stessa attenzione riservata alla grafica, al gameplay e ad altri fattori determinanti come l'intelligenza artificiale e la varietà delle componenti di gioco. Da questo punto di vista XIII si è rivelato uno degli sparatutto più vari e divertenti degli ultimi tempi, soprattutto in virtù del suo aspetto quanto mai fumettoso e cartoonistico che a una prima occhiata sembrerebbe rivolto solo ed esclusivamente al pubblico più giovane e che invece si dimostra quanto di più congeniale ci si potesse attendere dallo sparatutto in prima persona più colorato che si sia mai visto fino ad oggi.
L'elemento più convincente di XIII, a parte la grafica di cui però ci occuperemo in seguito, rimane senza dubbio la solidità e la varietà del gameplay, improntato a un eclettismo raramente riscontrato anche in altri sparatutto più famosi e celebrati. Non siamo infatti di fronte a un titolo di semplice "run and blast", ma a un gioco d'azione che fa sue componenti stealth, tanta sana azione, simpaticissimi spunti arcade e una buona dose di esplorazione; questo significa che difficilmente potrete terminare il gioco basandovi esclusivamente sui riflessi e sulla semplice potenza di fuoco, un po' per la "consistenza" dei nemici, un po' per la presenza di alcuni livelli dove fare fuoco con una mitragliatrice degna di Rambo coinciderà automaticamente con il fallimento della missione. Un primo assaggio di quanto detto si può avere già dalla missione negli uffici dell'FBI, che seppur in scala ridotta contiene quasi tutti gli elementi più innovativi e riusciti del gioco: avvicinarsi alle spalle di un nemico e stordirlo con una sedia o con una bottigliata in testa, avanzare molto cautamente tra corridoi e condotti d'aria, individuare il pericolo basandosi sui rumori (davvero geniale l'uso delle scritte onomatopeiche come il classico "tap, tap" per indicare i passi) e ricorrere anche a gesti estremi come prendere ostaggi ed evitare così di farsi cadere addosso una pioggia di piombo sono tutte azioni che la dicono lunga sul gameplay di un gioco, che non ha certo l'obiettivo di competere con la complessità di un Metal Gear Solid o di un Tom Clancy's Splinter Cell, ma che non vuole neanche ridursi a un clone di Serious Sam.