Sebbene le arti che oggi hanno maggiore vitalità per il pubblico medio siano cose che esso non percepisce in quanto arte, il manifesto programmatico da cui muove il volume
Gamescenes - Art in the Age of Videogames è esposto nella sua prefazione in maniera fiera, precisa ed efficace.
Con il termine Game Art – traducibile in italiano come Arte Videoludica – intendiamo riferirci a qualsiasi artefatto nei quali i giochi digitali hanno svolto un ruolo cruciale nella creazione, produzione e/o esibizione dell'artefatto stesso. Per artefatto intendiamo videogiochi, quadri, fotografie, suoni, animazioni, video, performance o installazioni. Nella Game Art i giochi possono essere usati come strumenti e/o temi, processi oppure oggetti". Non bisogna neppure meravigliarsi se qui si dà per scontato che i videogiochi siano un'espressione artistica a tutti gli effetti.
L'arte (e la sua nozione stessa), in fondo, presuppone un esercizio ludico: la sua prassi è contrassegnata dal gioco. Curato da Matteo Bittanti e Domenico Quaranta,
Gamescenes - Art in the Age of Videogames è un'opera mirabile, fondamentalmente elitaria e unica per respiro, per tematiche e per diffuse capacità d'approfondimento.
Nonostante la pubblicazione risalga all'ottobre del 2006, questo libro rappresenta ancora oggi il più importante punto di riferimento cartaceo per la Game Art. Il voluminoso testo bilingue (inglese e italiano) racchiude oltre 320 immagini a colori firmate da 32 artisti internazionali, quindi si prodiga con altrettante monografie nel rivelare le teorie, le tecniche e gli strumenti utilizzati dagli autori passati in rassegna.
Per quanto le opere riconducibili alla Game Art siano innumerevoli e attualmente non catalogabili (perché in costante evoluzione), inoltre, il volume qui segnalato non ambisce certamente a mire enciclopediche. Anzi, quel che dispensa è solamente una minima porzione del panorama artistico preso in esame, meritevolmente scampata a un doloroso ma dovuto processo di selezione. Ci si ritrova per le mani, dunque, un saggio d'arte dalle dimensioni più che generose, per un totale di 456 pagine da sfogliare e leggere senza fretta, quando se ne ha voglia, per puro piacere visivo e per cultura personale.
L'appendice italiana (da pagina 315 in poi), inoltre, vanta illuminanti saggi di Matteo Bittanti, Domenico Quaranta (giornalista, critico d'arte e docente di Net Art presso l'Accademia di Brera), Rebecca Cannon, Pierluigi Casolari, Maia Angeli, Henry Lowood, Sally O'Reilly, Philippa Jane Stalker e Valentina Tanni, mentre un utile glossario si occupa di far chiarezza in merito a termini tecnici quali "Neen/Neenstar/Neenster" o "Pixel/Net Art".
Dato l'oneroso (ma giustificato) prezzo di copertina (€ 32,00) e il formato fuori standard (20 x 17 cm),
Gamescenes - Art in the Age of Videogames rappresenta un acquisto tanto esotico quanto fascinoso. Incapace di sentirsi a suo agio, bestione com'è, fra gli altri libri sullo scaffale, il volume edito da Johan & Levi è persino equiparabile a un vero e proprio oggetto d'arredamento
geek, rende più
cool il salotto e, insomma, si lascia addirittura sfogliare in maniera disimpegnata o con vivissima esaltazione, svelando pagina dopo pagina un eccitante sottobosco di valenti artisti videoludici. Il portentoso elenco dei nomi contempla AES+F Group, Cory Arcangel, Aram Bartholl, Dave Beck, Nick Bertke, John Paul Bichard, Marco Cadioli, Brody Condon, Joseph DeLappe, Delire, Micah Ganske, Beate Geissler + Oliver Sann, Brent Gustafson, Margarete Jahrmann + Max Moswitzer, JODI, Joan Leander, Alison Mealey, Mark McCarthy, Shusha Niederberger, Nullpointer, Nullsleep, Totto Renna, Radical Software Group (Alex Galloway), Anne-Marie Schleiner, Eddo Stern, Palle Torsson, UBERMORGEN.COM.
Miltos Manetas, ancora, fa dell’hardware e dei giocatori soggetti per le sue tele, Todd Deutsch fotografa i giocatori durante estenuanti tornei, Tobias Bernstrup crea performance musicali e inventa mondi fantastici, Eddo Stern costruisce fortezze e navi animate con i video, Jon Haddock riproduce graficamente eventi di cronaca, mentre Alison Mealey e Delire riprogrammano il gioco trasformandolo in uno strumento di pittura automatico. E infine Mauro Ceolin, che con tavoletta grafica e penna ottica "dipinge" nei suoi
SolidLandscapes l'esodo degli esseri umani negli spazi cavi (zone di passaggio temporaneo) dei videogiochi.
È evidente che il ruolo di ciascun artista corrisponda a quello di un trasgressore nei confronti dell'ordine ludico e simbolico precostituito. Un artista dei videogiochi, in buona sostanza, non è chi crea un videogioco, ma chi lo copia. Estrarre roba (arte) dai videogiochi, secondo Miltos Manetas, è una procedura facile e piacevole: quanto di più fico possa esserci!
Per un'ulteriore lettura sul tema:
Next Level – Gli Artisti dei Videogiochi.