di Francesco Destri, 24/11/2009
Recensione
L’investigatore e il mostro
Sulle tracce del più famoso serial-killer di sempre.
Per rinnovare una formula un po’ appannata dopo ben quattro episodi (nessuno dei quali indimenticabile), Frogwares ha deciso di far scontrare Sherlock Holmes con il serial killer più misterioso e indefinibile di sempre, quel Jack lo Squartatore che terrorizzò la Londra di fine ‘800 e la cui identità non è mai stata scoperta.
Dopo il dualismo tra Holmes e Arsène Lupin che aveva fatto da sfondo al precedente episodio, tocca così a questo assassino seriale sfidare l’intelligenza sovraumana dell’ispettore di Baker Street e del suo amico e collega Watson, che tornano a investigare per le strade di Londra (questa volta anche su Xbox 360) con qualche novità di rilievo rispetto allo scorso anno.
il nuovo look di sherlock
La prima differenza è da ricercare nella doppia visuale disponibile, affidata non più solo alla soggettiva in prima persona con i classici comandi da FPS ma estesa anche a un’inquadratura in terza persona, che a nostro avviso non ha però aggiunto granché al tutto. Se infatti questa nuova visuale permette di vedere immediatamente nel dettaglio la location in cui ci troviamo, i controlli tramite mouse non sono proprio dei più agevoli e soprattutto si viene a perdere quel grado di immersione nell’ambiente che solo la soggettiva riesce a dare. Questo fattore risalta ancora di più nel gioco grazie alla creazione di un ambiente cittadino molto più vivo e realistico rispetto a prima, che aiuta non poco a immedesimarsi nella vicenda e a rivivere le atmosfere londinesi dell’epoca.
Se infatti nell’episodio precedente sembrava di camminare in un’irreale atmosfera post-atomica (i vicoli e le strade erano infatti quasi del tutto deserte), ora il quartiere malfamato di Whitechapel (ma non solo quello) è pieno di persone comuni che passeggiano e lo squallore di certi ambienti è ricreato in modo assolutamente credibile. Un bel passo avanti insomma, anche se il motore grafico (identico al precedente episodio) continua a non convincere del tutto e, soprattutto su Xbox 360, mostra evidenti limiti nelle texture e nella complessità poligonali dei modelli; nella versione per PC invece la presenza dell’antialiasing e l’attivazione di Physx riescono a regalare qualche soddisfazione in più, sebbene il tutto risulti fin troppo pesante e richieda risorse hardware francamente esagerate per quanto offerto sul versante grafico.
quei puzzle di troppo...
Il gameplay è invece rimasto bene o male lo stesso dei capitoli precedenti, ma è indubbio come il fascino perverso e maledetto di Jack lo Squartatore e i toni più thrilling-horror rispetto al passato abbiano reso l’avventura più interessante e affascinante. Le fasi del gioco si possono riassumere nell’esplorazione delle strade londinesi, nella raccolta di indizi (anche attraverso un semplicissimo sistema di dialoghi), nella loro interpretazione e nell’immancabile risoluzione di puzzle ed enigmi.
L’andamento dell’avventura è molto scriptato e guidato in tutti gli aspetti, con il risultato che non ci siamo mai trovati indecisi su come proseguire o su cosa fare; anche perdersi nelle location cittadine è praticamente impossibile un po’ per le loro ridotte dimensioni, un po’ perchè molte barriere invisibili impediscono di proseguire nelle diverse direzioni. Se da un lato questo approccio ha finalmente eliminato i tempi morti di molte avventure investigative con grande gioia dei meno esperti, dall’altro la sensazione di linearità rimane molto forte e non a tutti piacerà agire in un contesto in cui i nostri due alter ego (impersoneremo a tratti anche Watson) sono così guidati dagli eventi.
Forse per bilanciare questo fatto gli sviluppatori si sono sbizzarriti in puzzle tutt’altro che semplici o banali, che rimangono però un pregio e allo stesso tempo un difetto del gioco. Comporre parole, aprire lucchetti con strane combinazioni, attivare marchingegni vittoriani, dirigere flussi di vapore, vestire manichini o collegare fili sono tutti puzzle piuttosto vari e impegnativi, ma che alla fine paiono poco coerenti con un personaggio come Holmes e con l’atmosfera generale.
il genio imperfetto di holmes
Per fortuna ci sono altri enigmi investigativi più inerenti al concept del gioco, e alla fine sono proprio questi a risultare i più riusciti e stimolanti. Gli indizi raccolti automaticamente da Holmes o tramite l’esame di un cadavere in stile CSI vengono inseriti in una specie di bacheca e vanno collegati tra loro scegliendo il nesso giusto tra quelli accessibili da un menu a tendina; si passa poi a uno schema generale dove bisogna far combaciare le risposte giuste alle domande che Holmes o Watson si stanno ponendo e il tutto funziona davvero bene. I passaggi sono sempre logici e, benchè non ci sia un sistema di penalizzazione per le risposte sbagliate, ragionare nei panni del più famoso investigatore di sempre è assai stimolante e fa progredire il gioco in modo assolutamente armonico e credibile, senza eccessivi strappi logici o buchi narrativi.
L’unico scompenso è da ricercare nella relativa facilità di queste sezioni deduttive e nella difficoltà quasi “gratuita” dei puzzle accennati prima, ma se si riesce a superare questo piccolo ostacolo il gioco offre una trama avvincente, dialoghi ben scritti e una notevole accuratezza storica degli avvenimenti di quel periodo, sebbene i particolari più macabri, sanguinosi e “adulti” siano stati tralasciati quasi del tutto o comunque alleggeriti in modo evidente. Per finire segnaliamo un dignitoso doppiaggio italiano, musiche piuttosto ripetitive e (cosa strana per un’avventura) una limitata quantità di oggetti nell’inventario, a conferma di come gli sviluppatori abbiano preferito concentrarsi su enigmi investigativi più che sulle classiche combinazioni e interazioni di oggetti. Scelta forse discutibile, ma che se non altro contribuisce a rendere Sherlock Holmes contro Jack lo Squartatore un’avventura un po’ diversa dal solito e, visti i tempi che corrono, non è un pregio da poco.