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Next Level è l'angolo che Nextgame.it dedica alle riflessioni, agli approfondimenti, alle opinioni e alle "sbroccate telematiche" di Lorenzo Antonelli. Questa rubrica ospiterà disquisizioni videoludiche trasversali e approfondite... qualunque cosa questo voglia dire. Oppure, semplicemente, delle boiate pazzesche. Serve dire che "non necessariamente le opinioni di Lorenzo Antonelli coincidono con quelle di Nextgame.it?". Beh, forse sì.

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di Lorenzo Antonelli, 25/7/2009 
Editoriale

Player Erectus

Fletto i muscoli e videogioco nel vuoto!

Secondo arbitrarie ricerche sociologiche (…), ogni rivoluzione tecnico-scientifica è sempre accolta con iniziale scetticismo da parte dei possibili beneficiari ai quali è destinata. Circa i controlli gestuali di Nintendo (assodato simbolo di progresso videoludico e, al contempo, di involuzione competitiva), per quel che mi riguarda, l'aggettivo "iniziale" è già mutato in "cronico", "inamovibile", "perpetuo", ormai da un bel pezzo.
L'unica eccezione che dispenso (in quanto inappellabile giudice del mio palato ludico) la riservo a Metroid 3: Corruption, che calza soffice come un guanto di lana sul giocatore, lo coccola in un bozzolo di morbido cachemire denominato "Il Sistema di Controllo" e, con rapido punto-croce di Wiimote e Nunchuck, è già irresistibile piacere a cui consegnarsi schiavi assuefatti. Dal resto, invece, me ne guardo bene e me la scampo, più o meno. Difatti, nonostante riconosca al Wii il merito di aver impresso al mercato dei videogiochi una delle più laceranti accelerazioni sul piano dell'evoluzione delle interfacce di gioco, confesso che il sistema di controllo gestuale (basato sull'accelerometro dell'italiano Bruno Murari, un paio di assi cartesiani e il malefico laccetto bianco) sia per me ineluttabile fastidio, piuttosto che pregevole innovazione da osannare per devozione all'apprezzabile marchio di Iwata.
La testa mi dice che si gioca da seduti, il corpo chiede persino un cuscino e la mia provata colonna vertebrale è sempre in cerca dell'ottimale postura da bivacco videoludico, cioè quello dolcemente sprofondato nei più morbidi meandri dell'agevole seduta, con gli avambracci atrofizzati come delfini antropomorfi, col joypad come pinne direzionali.
Sostengo l'esistenza, per ciascuno di noi, di una precisa posizione prediletta, anatomicamente invidiabile, assolutamente intima e inviolabile, certamente insindacabile, che sia a gambe conserte, come centurioni su triclini o persino a testa in giù, da contorsionisti senza fili.
Videogiocare, IMHO, non è ancora frustante dedizione fisica con l'interfaccia data, ma ben altro. Quel che più conta è stare comodi.
Invero soltanto uno stolto giocherebbe in piedi per lunghe ore.

Eppure il Wii, punta dell'iceberg di oltre un ventennio di sperimentazioni tecnoludiche collaterali (dal Power Glove alle pistole di Duck Hunt, dal Virtual Boy agli sconvolgenti stick analogici o alle prime appendici vibratili), impone oggi un doveroso ripensamento delle competenze tattili necessarie per primeggiare in salotto, con i videogiochi.
Oggi vincono (e si divertono) quelli che allora, inabili alla gestione del gioco via croce direzionale e una manciata di tasti, piegavano le braccia e la testa, ruotavano il joypad come rabdomanti, seguivano lo schermo con appropriata inclinazione del busto e, addirittura, sbirciavano oltre l'angolo di visuale dello schermo, convinti si trattasse soltanto di un problema di parallasse.
Quelli che oggi vengono bonariamente definiti casual gamer, ma che un tempo facevano sorridere lo scafato videogiocatore e non possedevano alcun nome.
Negli spot promozionali dell'odierna generazione puoi vederli giocare in gruppi affiatati, un intero plotone nel tinello: hanno il sorriso impossibile, capi d'abbigliamento sgargianti, quasi a comporre involontarie cromie d'arcobaleno, sempre ben assortiti in brillanti gruppi multietnici (realisticamente improbabili), scalzi sul parquet, mai paghi di sfide all'ultimo ceffone. La caccia grossa di Nintendo ha suscitato l'interesse della stampa generalista, ha permesso all'intera industria di sconfinare al di là dell'infruttuoso giro d'affari alimentato dai soli nerd e, infine, ha concesso a chiunque, anche agli abietti, l'inedita immersione nel gioco attraverso i movimenti del corpo, ora assurto a componente fondamentale del nuovo dispositivo di controllo.
Ma la testa continua a dirmi che si gioca da seduti, pigiando "bottoni", memorizzando ardite combinazioni di tasti, risparmiando il fiato per tutta la concentrazione necessaria.
Il tempo in cui l'efficiente semplicità del pad tricornuto del Nintendo 64 era privilegio per pochi ammaliati è ormai storia da nostalgia canaglia, relegata al desueto mantra del "si stava meglio quando si stava con una pugno di bit".
All'E3 2009 Microsoft ha finanche indottrinato la platea sui mirabili prodigi di Project Natal.
È cosa nota: non c'è controller, il giocatore stesso è il controller. Attraverso un raffinato congegno di capillare motion capture, i gesti dell'utente trovano puntuale e quanto mai fedele riscontro nel gioco.
Ma, assodate le mirabili potenzialità applicative del marchingegno (persino in campi scientifici di ben altro calibro), sarebbe come dire che la musica, da oggi, non si ascolta più con orecchie, cuore e stomaco, ma con le mani.
Peggio di Nintendo, drasticamente più scomodo e (inutilmente) impegnativo di un Wii. Sulla precisione e fruibilità del futuribile stratagemma congegnato da Kudo Tsunoda sarò l'ultimo scettico a cadere dinanzi all'evidenza, appena dopo San Tommaso.
Milo (il figlioccio virtuale di Molyneaux), diciamolo pure, appare inquietante (perché più che credibile) esperimento di genetica digitale, dinanzi al quale non provare ribrezzo significa sottovalutare l'importanza dell'innovazione tecnologica sottesa.
Sony succhia la scia, insegue a ruota con PlayStation Wand, al passo (ritardatario) della rinnovata definizione di immedesimazione nel gioco.
L'elenco dei tratti specifici del videogioco del futuro comunica l'immagine di un vortice di pulsioni costanti ad abbandonare le collaudate vie battute, per imboccarne di nuove e inesplorate. Lo fanno tutti, non si può più rimanere in coda, figuriamoci comodamente seduti come me. Non basta più un "buon" gioco, ma serve un gioco "innovativo", fisico, realmente tonificante, che garantisca la corretta traspirazione della pelle e costringa lo spazio dei flussi (tra esperienza simulata e pratica reale) a convergere nell'unica dimensione dell'incantevole annegamento sensoriale: il bowling col telecomando, il tennis scacciamosche e il calcetto dei mimi impazziti.

Al momento non desidero altro se non un joypad, tasti logori sui quali scivolare e un divano che culli la mia pigra e assai comoda fruizione videoludica.
Il videogioco, per me, rimane pur sempre una questione di pollici opponibili, cuscini e sofà. Del resto, se e quando questa faccenda dei nuovi sistemi di controllo diverrà unica e consolidata realtà, irrimediabilmente priva di un dispositivo di interazione da impugnare con "almeno" una mano, smetterò di videogiocare, per andare finalmente in pensione.
Ho già visto una casa sul lago, da sistemare a colpi di intonaco qui e là.
È a Silent Hill, dicono sia un posto fregno.


Nota:
1-Quest'articolo l'ho scritto in piedi, per compensare.
2-Il termine "fregno" è un'espressione tipicamente abruzzese, atta a sottolineare invidiabili qualità positive dell'oggetto al quale l'aggettivo stesso è riferito.
In Austin Powers: Goldmember è persino adoperato dal Dr. Male nella forma plurale "Noi siamo quelli fregni!", durante il coinvolgente brano rap, nel carcere di massima sicurezza.
In inglese è traducibile con il termine "cool".
Commenti Next Level
  • 25 luglio 2009, 09:44
    Commento di Myau

    Myau
    Non ho mai provato il controller del Wii. Non ho mai capito quale sia il nunchuck castoro e quale il wii mote.
    Eppure sono perfettamente d'accordo con l'articolo, per una volta comprensibile da qualunque Magallo di passaggio e leggibile anche al sabato mattina appena svegli.

    Ora anche Microsoft, Sony e il frullatore umano si mettono in questo tunnel ammazza-videogiochi. Mi piacerebbe che invece di pensare a queste stronzate si mettessero di buzzo buono a realizzare un buon joypad.

    E magari anche qualche buon videogioco.

  • 25 luglio 2009, 10:31
    Commento di Bastasu

    Bastasu
    condivisibile.....però io sono per il pluralismo.

    e per una vecchia,sana....console war. ;)

  • 25 luglio 2009, 10:38
    Commento di Atlas

    Atlas
    Buon articolo. Forse anche troppo buono ma ci si può stare. :)
    .
    .
    La frase " Non basta più un "buon" gioco, ma serve un gioco "innovativo"" poi è inquietantemente vera e allo stesso tempo singolarmente falsa. Si perchè in effetti la maggioranza di quelli che si preoccupano del "gioco" pensano prima di tutto alla sua "bontà" (cosa non più così scontata come in passato). Mentre invece gli altri, quelli delle foto in 4 sul divano col sorriso colgate, non credo si stiano tanto a porre l'interrogativo "innovativo o non innovativo?".
    Quella frase quindi è vera perchè la moda oggi è dire "si ma non innova niente" ma è falsa perchè alla fine i Giochi BELLI, quelli davvero caxxuti, salvo nicchie particolari, alla fine un loro successo economico o "morale" lo ottengono comunque, pure se non ti costringono a usare uno scafandro come simbolo della new age videoludica.
    .
    .
    Capcom Classic Collection Reloaded per PSP con dentro King of Dragons e Knights of the Round. Siamo davvero sicuri che oggi un game wiimotato qualsiasi sia più innovativo di quei due? :)

  • 25 luglio 2009, 10:56
    Commento di Andhaka

    Andhaka
    L'articolo è molto bello, ma un po' troppo personale nel giudizio.
    .
    Non che non lo condivida al 90%, ma non ritengo che la vera causa sia solo il Wii e il suo sistema di controllo, apprezzabile o meno che sia per il suo "farci sudare", ma il modo in cui sia stato mirato verso una fascia di utenza molto diversa da quella classica (ragionandoci potevano tranquillamente puntare agli hardcore con i giusti giochi, Galaxy e Metroid sono lì a dimostrarlo) e il modo in cui tutti, Nintendo e terze parti, si siano buttati allegramente su quella fascia con prodotti che, invece di educarli ad una fruizioni di un certo tipo di gioco, li ha nutriti di partygames e analoghi giochilli più o meno mediocri.
    .
    Insomma, non è tanto la macchina che ha problemi, ma il modo in cui l'hanno trasformata in una fabbrica di pseudo-giocatori quando invece poteva diventare una rivoluzione anche per chi gioca da tempi immemori. Manca la voglia di creare nuovi giocatori, giocatori vero intendo, e trovo esemplificativo il progetto dello "schiaccia un tasto e guarda il Wii che finisce il livello per te" che porta alla naturale involuzione del pubblico Wii che nemmeno ci proverà a giocare con una certa sfida di fronte a giochi già non sfidanti, ma che sono ulteriormente serviti con soluzione automatica di comodo.
    .
    Io l'ho detto da tempo che il Wii è stata un'occasione sprecata per i videogiocatori, ma un colpaccio economico per N.
    .
    Chiudo con un piccolo omaggio alla (giustificata) indignazione dei giocatori di vecchia data:

    http://www.vgcats.com/comics/?strip_id=282

    Cheers



  • 25 luglio 2009, 11:14
    Commento di Atlas

    Atlas
    Andhaka ha scritto: 
    Chiudo con un piccolo omaggio alla (giustificata) indignazione dei giocatori di vecchia data:
    http://www.vgcats.com/comics/?strip_id=282
    Cheers
      
    ROTFL: "...and saved the fucking princess" :DD

  • 25 luglio 2009, 12:01
    Commento di braunluis

    braunluis
    Fotone ha scritto:
    Next Level:
      
    Ciao Fotone. In realtà ti chiami Lorenzo vero?
    Scusa se mi intrometto Lorenzo, volevo solo dirti che trovo il tuo articolo molto bello però troppo, davvero troppo difficile da seguire.
    Non so se vuoi fare per forza sfoggio del tuo linguaggio, a tutti i costi, ma sappi che nn tutti sono disposti a stare col dizionario vicino mentre leggono questo tuo articolo.
    Ti faccio degli esempi, cosi puoi darmi ragione.
    Hai scritto "scetticismo" al rigo 3 e "interfacce" al rigo 16. E subito dopo "gestuale" e poi "ineluttabile" e, come se non bastasse, al rigo 38 hai scritto "rabdomanti".
    A parte che sto ancora cercando sul dizionario l'aggettivo "Murari" (che é legata al nome Bruno immediatamente prima), e perciò mi sento di dirti che in questo modo rischi che molti non possano capirti.
    Il videogioco deve essere una cosa che riguarda il gioco, non la letteratura. E quando qualcuno si comporta come fai tu, alla fine nessuno lo legge più, lo abbandonano tutti, e questo succede spesso sai?
    E sono cose che fanno male, davvero molto male al videogioco queste Lorenzo.
    Perciò ti chiedo di accettare questo mio consiglio: usa termini più comprensibili, anche un poco ricercati magari, ma che siano di comune utilizzo nel comune linguaggio di tutti, ogni giorno (pensa ad esempio a "sullodato", "abbogliorare" o... che so, "raumiliare", ecco).
    Fregno, ad esempio, potevi pure non spiegarlo, che lo sanno tutti cosa significa.
    Bell'articolo Lorenzo, ma con riserva.
    :-\

  • 25 luglio 2009, 12:18
    Commento di Fotone

    Fotone
    Ciao Luigi, stasera, al Bunker, ti brucio davanti agli occhi il tuo santino preferito di Bittanti M., oppure ti spezzo la schiena (affinchè tu possa comprendere meglio il mio gamestyle), scegli un pò tu.
    Alle otto, puntuale.
    Sai che io lo sarò.
    :cool:

  • 25 luglio 2009, 12:20
    Commento di Myau

    Myau
    braunluis ha scritto:
    Ciao Fotone. In realtà ti chiami Lorenzo vero?
    Scusa se mi intrometto Lorenzo, volevo solo dirti che trovo il tuo articolo molto bello però troppo, davvero troppo difficile da seguire.
    Non so se vuoi fare per forza sfoggio del tuo linguaggio, a tutti i costi, ma sappi che nn tutti sono disposti a stare col dizionario vicino mentre leggono questo tuo articolo.
    Ti faccio degli esempi, cosi puoi darmi ragione.
    Hai scritto "scetticismo" al rigo 3 e "interfacce" al rigo 16. E subito dopo "gestuale" e poi "ineluttabile" e, come se non bastasse, al rigo 38 hai scritto "rabdomanti".
    A parte che sto ancora cercando sul dizionario l'aggettivo "Murari" (che é legata al nome Bruno immediatamente prima), e perciò mi sento di dirti che in questo modo rischi che molti non possano capirti.
    Il videogioco deve essere una cosa che riguarda il gioco, non la letteratura. E quando qualcuno si comporta come fai tu, alla fine nessuno lo legge più, lo abbandonano tutti, e questo succede spesso sai?
    E sono cose che fanno male, davvero molto male al videogioco queste Lorenzo.
    Perciò ti chiedo di accettare questo mio consiglio: usa termini più comprensibili, anche un poco ricercati magari, ma che siano di comune utilizzo nel comune linguaggio di tutti, ogni giorno (pensa ad esempio a "sullodato", "abbogliorare" o... che so, "raumiliare", ecco).
    Fregno, ad esempio, potevi pure non spiegarlo, che lo sanno tutti cosa significa.
    Bell'articolo Lorenzo, ma con riserva.
    :-\


    Azz, ci stavo cascando...

    :DD

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