di Simone Soletta, 14/6/2009
Editoriale
La disconnessione nintendiana
Quando il marketing uccide la poesia.
Il Bandito si dà alla macchia. Capita, talvolta, quando il malloppo è ancora rovente e gli sceriffi seguono una pista ancora calda. Non lo prenderanno, è ovvio, e lo attendiamo nuovamente su queste pagine. Quando la polvere alzata dagli zoccoli del suo destriero si sarà nuovamente messa a riposo.
Ci sono tre lettere, un acronimo inglese in realtà, che possono riassumere più di dieci, cento, mille parole le facce degli invitati all'ultimo E3 Media Briefing tenuto da Nintendo: "WTF?".
Mai come quest' anno, infatti, si ha avuto la sensazione che la casa di Kyoto si trovasse fuori posto in quello che, per lunghi anni, è stato un suo personalissimo feudo.
In passato, infatti, mentre Microsoft cercava di convincere un pubblico ancora scettico che il verde acido, in fondo, era un bel colore; mentre Sony impostava i suoi Media Briefing puntando su stile ed eleganza; Nintendo rappresentava un tuffo al cuore per tutti gli inviati, persone che - in fondo, ma nemmeno troppo - continuano ad essere soprattutto videogiocatori.
Entravi da Nintendo - sempre all'alba, maledizione! - e sapevi che il leit motiv delle due ore seguenti sarebbe stato, finalmente, il divertimento. E pazienza se qualche conferenza riusciva meno bene, pazienza se analizzando gli annunci a mente fredda, un sopracciglio tendeva a sottrarsi al tuo controllo e ad assumere conformazioni ancelottiane. Ti eri divertito, almeno un paio di cose memorabili erano capitate e ti eri fatto trascinare dalle urla dei fan, immancabili a ogni evento Nintendo che si rispetti, pronti a sottolineare con gridolini da concerto dei Beatles e botte di altisonanti "AWESOME!" ogni singolo passaggio dell'evento.
E ora? WTF, appunto.
La sensazione è che ormai, per Nintendo, il Media Briefing dell'E3, da salutare bagno di folla qual era, si sia trasformato in un fastidio. Lo si percepisce nell'organizzazione dell'evento, nell'accoglienza, nel fatto che quest'anno - gravissima mancanza di rispetto, a nostro parere - una parte degli invitati sia stata dirottata in una sala secondaria, da cui ha potuto "godere" dell'evento guardandolo "in TV".
Lo si percepisce dalla scellerata decisione di riproporre come presentatrice e, di fatto, come "faccia" della nuova Nintendo, Cammie Dunaway. Avrà certamente grandissime qualità professionali, ma tra queste non c'è nemmeno una briciola del carisma necessario per appassionare una platea come quella dei giocatori "da E3", per non parlare delle ridicole performance controller alla mano: per lo meno, Peter Moore è bravissimo a buttarla in caciara, se necessario.
In tal senso, ancora più grave è stata l'assenza di Shigeru Miyamoto, che non si è mostrato sul palco nemmeno per un piccolo cameo, proprio lui che - munito di spada e scudo - seppe rapire l'audience nel 2004 con trenta-secondi-trenta di apparizione. Trenta secondi che testimoniavano, con la forza di un bulldozer (e molto più di tante parole o grafici) che "sì, a Nintendo ci si diverte ancora e no, il "fanciullino" non l'abbiamo messo da parte".
Invece, la solita faccia "cattiva" di un Fils-Aime che sembra ormai un po' troppo prigioniero del suo personaggio, e un Iwata che, beh, si è presentato con il sensore per giocatori cardiopatici.
La temperatura in sala, inutile dirlo, è stata sottozero per la maggior parte della conferenza. Una cosa allucinante per chiunque abbia vissuto gli eventi del passato, anche quelli meno accattivanti. E, guarda caso, a scaldare l'atmosfera è servito l'annuncio di Super Mario Galaxy 2.
Indifferenti di fronte a nuovi corsi di benessere per Balance Board, a titoli per ragazzine adolescenti, ai soliti grafici e dati di vendita, a un Wii Sport Resorts che avevano già abbondantemente visto un anno fa, i convenuti si sono finalmente sciolti in qualche esultanza di fronte al ritorno della colonna portante di casa Nintendo. "Perlomeno c'è Mario", sospiro di sollievo.
E stiamo parlando degli stessi - noi compresi, beninteso - che esultavano, tra il 2001 e il 2002, evangelizzando il concetto di Nintendo Difference, ovverosia la dura presa di posizione di Nintendo nei confronti dei concorrenti, fossilizzati nel riproporre costantemente gli stessi concetti in seguiti di giochi già visti. Gli stessi evangelisti, all'uscita, avrebbero dato un braccio per Pikmin 3.
Quest'anno, insomma, è stata confermata con grande forza la sensazione che già da qualche anno si percepiva: Nintendo, ormai, è totalmente disconnessa dal suo pubblico "storico". Non c'erano giocatori che potessero essere riconosciuti e rispettati come tali, sul palco (non lo è la Dunaway, non lo è Reggie, non lo è chissà da quanto Iwata), ma persone che ragionano di marketing, di target, di bilanci, di budget. E la freddezza di questa impostazione è stata a tratti insopportabile.
Però, in fondo, a Nintendo non si può dare del tutto torto. Quando la platea dell'E3 esultava al punto da stracciarsi le vesti, la casa di Kyoto viveva i suoi momenti più bui. Ora che la stessa platea è delusa, Nintendo vive uno dei suoi periodi più floridi. Non resta che blandirla, questa platea, con qualche nuova uscita dei franchise più amati (per fortuna Mario Galaxy da solo vale il prezzo della console, e ne avremo addirittura un altro!) e passare oltre.
Con Cammie. Con Reggie. Con il sensore sul dito. Con successo planetario conclamato, ma privo di quella romantica passione videoludica che rendeva Nintendo "unica" nel panorama dell'industria del videogioco.
WTF?
Bello, mi piace questo articolo/opinione. Manca solo una ciliegina: una nota a giochi come Fatal Frame che da noi non arriveranno mai, per volere di N.