Introdurre la recensione di un gioco come Fallout 3 è semplice e complicato al tempo stesso. Innanzitutto, e qui già ci sbilanciamo nelle prime tre righe, siamo davanti a un titolo davvero convincente, e questo certamente semplifica le cose. Il problema, però, è l'eredità che il primo Fallout "made in Bethesda" porta con sé: ultimo nato in una saga che può contare su un vastissimo seguito di appassionati, Fallout 3 deve necessariamente misurarsi con il suo più fulgido passato (quello, per capirci, delineato dai primi due episodi per PC datati 1997 e 1998), pur cercando di modernizzarne l'approccio per proporsi al pubblico dei giorni nostri. Un compito non da poco capace di dividere fin dalla pubblicazione dei primi screenshot del gioco.
un fallout in prima persona
"Questo non è Fallout" è un commento che abbiamo sentito diverse volte durante i nostri primi incontri con il gioco, evidentemente la nostalgia per il setup rigorosamente ruolistico dei predecessori più apprezzati non permetteva di perdonare l'inquadratura in prima persona, l'arma visibile in stile Quake, l'impressione che tutto si fosse trasformato in una sorta di sparatutto (nella peggiore delle ipotesi) o in un clone di Oblivion (nella migliore, comunque non apprezzatissima) con addosso una skin diversa.
Ebbene, come potrete leggere in questa lunga recensione e nei vari approfondimenti che la completano, in realtà Bethesda è riuscita a mantenere molte delle caratteristiche presenti nei giochi originali, divertendosi anzi a spargere citazioni a destra e a manca, proprio per solleticare la curiosità degli appassionati di lunga data.
È in prima persona, certo, e una certa svolta "action" si può tranquillamente confermare, del resto è ormai arcinoto che in Fallout 3, se si vuole, si può procedere sparando all'impazzata (o quasi, le munizioni scarseggiano...) come in un qualsiasi sparatutto. Sono i risultati, però, che danno l'idea di quanto lavoro sia stato fatto sulle fondamenta ruolistiche del gioco, qui proposte in modo attento, ma non soverchiante, per la gioia di chi non ama perdersi - come chi scrive - in pagine e pagine di dati e statistiche.
dall'inizio alla fine
La crescita del personaggio, fin dai suoi primi momenti di vita, è del tutto interattiva e quasi trasparente: le scelte compiute dal giocatore ne delineano i tratti salienti, le sue abilità e i campi in cui potrà eccellere. Eppure, nemmeno dopo il tanto temuto esame "GOAT" il nostro alter-ego avrà un'unica e sola strada spianata di fronte a sé. Le abilità e le skill possono essere sovvertite subito (non dimenticate di chiacchierare con il professore!), oppure sviluppate successivamente in modo del tutto personale. Non sono troppe da rendere impossibile ricordarle tutte, sono abbastanza per lasciarci dubbiosi di fronte allo schermo ogni volta che saliamo di livello e ci troviamo con qualche punto di esperienza da spendere.
Esperienza, poi, che si traduce non solo in modo diretto nelle nostre azioni ("non puoi forzare questa serratura o introdurti in un computer se non hai X punti di Science o di Lockpick"), ma anche indirettamente, soprattutto durante gli scontri. Sparate con un Minigun senza avere sviluppato la necessaria abilità e
tenderete a mancare il bersaglio
anche se questo è nel vostro mirino, cosa evidenziata dal comodo sistema di combattimento VATS. In Fallout 3 si cresce insieme al personaggio giocando, e non si rischia mai di non riuscire a centrare un obiettivo per aver sviluppato il nostro fuggitivo in una direzione piuttosto che in un'altra. Magari, sarà semplicemente necessario trovare un modo alternativo per rispondere alle tante domande che il gioco ci pone.
vastità totale globale
Tante sì, ma ben poche davvero obbligatorie, perché in fondo Fallout 3 non è altro che un mondo vivo e pulsante che possiamo interpretare in modo molto personale. Il gioco, è chiaro, "attende" le nostre mosse prima di far avanzare gli eventi della trama principale, e questo consente di avvicinare Fallout 3 con la giusta rilassatezza. Si va in giro a esplorare senza patemi, tanto le quest e le sottoquest saranno sempre lì pronte ad attenderci.
La prova della libertà interpretativa proposta appare chiarissima quando pensiamo alle varie esperienze che abbiamo compiuto insieme al gioco: durante il nostro ultimo hands-on su un codice non definitivo, infatti, abbiamo raggiunto uno dei punti cardine della trama in meno di un'ora. Con il codice definitivo a nostra disposizione, ne abbiamo impiegate ben più di dieci, raggiungendolo da zone ed eventi completamente diversi!
Complici le due versioni ricevute (una per Xbox 360, una per PlayStation 3), insieme al nostro Francesco Destri, autore degli articoli che seguono questa Apertura, ci siamo confrontati proprio dopo una decina di ore di gioco... per scoprire che non avevamo visitato gli stessi luogi, non avevamo incontrato gli stessi personaggi, non avevamo affrontato le stesse quest. In sostanza, ci siamo trovati di fronte a due esperienze - positive - completamente diverse, quasi come se derivassero da giochi diversi.
Fallout 3, insomma, è un gioco da gustare con la giusta pazienza. Si può finire in poche ore, come alcuni hanno a più riprese affermato? Può darsi, ma affrontarlo così significa - davvero - lottare per la pole position nel Gran Premio di Tafazzi. E chi ce lo fa fare?