Quello di Close Combat: First To Fight non dovrebbe ormai più essere il nome di un "outsider", soprattutto per quanti in questi anni sono cresciuti a "pane e sparatutto tattici" sia su PC, sia su console. Coloro che ancora fossero nelle condizioni di non sapere bene cosa si celi dietro al titolo di Close Combat: First To Fight o quelli che pensassero che Close Combat sia puramente sinonimo di strategia simulata, è bene che facciano un po' di sano ripasso, leggendo magari la nostra
preview della prima creatura di Destineer Studios, team che, come espresso ampiamente nell'articolo appena consigliato, ci ha ottimamente impressionato per la passione e la competenza che sta profondendo nel progetto First To Fight.
FIRST TO FIGHT IN COMPAGNIA
Essere parte integrante, viva (la pelle và venduta cara...) e vitale (per le missioni da compiere) di un gruppo di fuoco del corpo dei Marine: ecco quanto ci propone, in estrema sintesi, Close Combat: First To Fight. E cosa c'è di meglio che vivere questa esperienza nem modo più realistico possibile, condividendola con altri amici nelle modalità multigiocatore offerte da questo gioco? L'obiettivo macroscopico delle missioni di Close Combat: First To Fight è ovviamente quello di avanzare, raggiungere determinati luoghi/situazioni chiave e poi proseguire, lasciando dietro di sé solo un nugolo di nemici messi a tacere con la forza delle armi da fuoco. Quanto appena detto potrebbe valere identicamente per un qualsiasi DOOM o Serious Sam giocato in cooperativa, ma ovviamente in Close Combat: First To Fight c'è molta più sostanza... La simulazione proposta dal gioco vive in molteplici aspetti: dalla riproduzione delle armi, al dettaglio delle uniformi e degli equipaggiamenti, fino ad alcuni aspetti di fisica, ma quel che più di tutto vuol essere simulato è la dinamica di un vero gruppo di Marine in missione.
Se nel single player la CPU fa la sua parte in modo consistente (controllando adeguatamente i nostri compagni d'arme), nel multiplayer cooperativo – cuore delle modalità multigiocatore offerte dal gioco – ci viene proposta un'esperienza che richiede a tutti i partecipanti un po' di "disciplina", da anteporre anche al coraggio e/o alla spavalderia che emergono assai naturali quando si impugna un'arma virtuale. In sostanza la genuina proposta di gioco di Close Combat: First To Fight emerge e si manifesta in tutta la sua bellezza quanto più si è capaci di fare "un tutt'uno" del gruppo di fuoco cui apparteniamo, un corpo solo che si muove all'unisono mettendo in campo attenzione, circospezione e rispetto degli ordini. Nella nostra esperienza (a quattro giocatori) abbiamo infatti riscontrato come sia fondamentale la scelta del Team Leader, il Marine che guida e coordina l'intero gruppo di fuoco, che per il resto si compone di soldati armati secondo diverse specializzazioni.
Il Team Leader è in grado sia di impartire ordini che mettono in modo avvenimenti controllati direttamente dalla CPU (anche nel multiplayer) sia ordini che si rivolgono a singoli membri o a tutti e tre i restanti componenti del "fire team". La prima categoria di ordini non teme defaillance (la CPU è decisamente "abile e arruolata") e riveste comunque un'importanza relativa in quanto solo in determinati frangenti è possibile richiedere la copertura di un cecchino, un attacco aereo da parte degli elicotteri o un attacco con i mortai (le tre categorie di ordini accolti dalla CPU). È invece la seconda categoria di ordini a risultare cruciale, perché è attraverso il loro rispetto che si fa la differenza tra una missione ben impostata, coordinata ed eseguita e un caotico fallimento. Va poi detto che, nelle partite in LAN (sia su PC sia su Xbox) o in particolare nel gioco online su Xbox Live (dove è nativamente implementata) la comunicazione vocale gioca un ruolo importantissimo per il coordinamento del gruppo di fuoco. Sarà dunque importante, all'uscita del gioco, trovare un gruppetto di amici con cui giocare e dedicarsi a un minimo di sperimentazione per valutare quali sono i ruoli in cui i vari membri del team "funzionano" meglio. La nostra esperienza (in LAN su PC e Xbox) ci ha comunque rassicurati: non serve molto per prendere confidenza con la struttura "gerarchica" del gioco ed è un attimo sperimentare soluzioni diverse.
Nella nostra prova abbiamo constatato che effettivamente la modalità cooperativa segue le linee guida ideate per la campagna solitaria e dunque permette di vivere la storia di Close Combat: First To Fight con grande senso di coinvolgimento (come quasi sempre accade in tutte le vicende fruibili in compagnia). La nostra esperienza ci ha confermato che quanto espresso sopra riguardo l'essere "un corpo solo" è cruciale, soprattutto per la tenacia dei nostri nemici: è vero che se colpiti a morte "resuscitiamo" magicamente all'ultimo "checkpoint" raggiunto, ma è altresì vero che alcuni passaggi, se affrontati a cuor leggero, risultano davvero (e realisticamente) molto ostici. Muoversi coprendosi a tutto tondo, scrutare bene i pericoli ed evitare di ammazzarsi l'un l'altro sono tutte cose che è bene imprimersi a fuoco nella mente giocando a First To Fight. Va anche detto che la circospezione è agevolata da un ritmo di gioco piuttosto posato: ci si muove sia camminando, sia ancor più lentamente in una sorta di "sneaking mode" e a tratti si rimpiange un po' che la modalità corsa non sia attivabile automaticamente, senza tenere premuto un tasto: abbiamo saputo, però, che i nostri feedback sono giunti fino in Destineer Studios e chissà che il gioco finito riveda queste convenzioni.
Le missioni della campagna cooperativa si snodano fra momenti più intensi (dove il volume di fuoco cui dobbiamo rispondere è davvero notevole) e altri in cui bisogna avanzare con estrema cautela, sporgendosi il minimo possibile da ogni angolo o preparandosi a quanto ci accoglierà dopo l'irruzione in una stanza chiusa. Questa alternanza di ritmo si esprime anche nelle ambientazioni, dove le fasi all'interno (stanze, corridoi, fogne...) si alternano a quelle in esterna (strade, balconate, cortili...) e in quest'ultime l'engine grafico mostra particolarmente le sue doti migliori.
ANCHE TEAM DEATHMATCH
Non c'è però solo una storia da vivere insieme nel multiplayer di Close Combat: First To Fight: secondo quanto provato fra le modalità multigiocatore figura anche un divertente Team Deathmatch che vede opposti due diversi gruppi di fuoco, per un totale di otto giocatori al massimo: il nostro due contro due è risultato davvero piacevole soprattutto perché ci ha permesso di provare in modo rapido tutte le armi disponibili nel gioco, dal classico fucile M16 fino al pesante, lento e devastante lanciarazzi RPG. Sicuramente non sarà questa la modalità per cui nasce Close Combat: First To Fight, ma è indubbiamente un piacevole diversivo. Chiudiamo con un accenno sul feeling differente delle due versioni: sicuramente il gioco su PC è più piacevole e appagante, sotto tutti i punti di vista, mentre su Xbox l'esperienza cooperativa in split-screen a quattro reclama a gran forza un televisore di generose dimensioni per cogliere bene tutti i particolari. Di certo in System Link o su Xbox Live il divario rispetto all'esperienza sperimentabile su PC (in LAN o Internet) si assottiglia notevolmente. Chiudiamo con una nota di colore: Close Combat: First To Fight ha spinto il sottoscritto a cercare di capire meglio le dinamiche che animano il corpo die Marine USA e questa piccola ricerca a trovato facile sponda in una pubblicazione di... Tom Clancy!
Il noto romanziere è prima di tutto un appassionato di armi e copri militari e ha dedicato molte delle sue "penne" al racconto della storia delle varie componenti dell'esercito americano. Nel suo "Marines", se vorrete, troverete molti particolari che potranno rendere più gustoso e consapevole il gioco con un titolo come Close Combat: First To Fight, che dell'esperienza reale dei Marine – entro il media videoludico - vuole essere uno specchio quanto più fedele possibile. Rammentiamo infine che Close Combat: First To Fight è in arrivo (salvo ulteriori ritardi) a inizio aprile 2005 su PC, Xbox e Mac.