di Matteo Camisasca, 23/6/2007
Anteprima
Un tuffo nelle profondità di BioShock
Brividi ed emozioni dall'opera più pregiata di Irrational Games.
Narrare di BioShock non è un'impresa facile. Per nulla. Il sottoscritto ha pensato e ripensato il "la" di questo reportage dalla prima prova "hands on" sulla prossima creatura di Irrational Games (oltremodo attesa), ma la nebbia non si è diradata. La sensazione di fondo - anzi è una certezza - è che per quanto sia ampio il testo e/o abile la sintesi e da qualsiasi parte lo si prenda ed interpreti, BioShock si stagli dinanzi a noi già come un colosso. E dopo sole quattro ore scarse di prova.
Irrefrenabile è però il desiderio di puntualizzare subito alcune cose, sperando che poi la prosa scorra via se non fluente, almeno coerente. Dunque, a briglie sciolte e senza timor di smentita vogliamo farvi partecipi della nostra prima impressione sintetica, ovvero che BioShock - semplicemente - è bellissimo. In secondo luogo, e a corollario, è bene che sappiate (e non ci capitava da tempo) è che non solo a malincuore, ma con un certo dolore ci siamo staccati dalla postazione di prova. La voglia di proseguire nello scoprire i segreti di Rapture era irrefrenabile e ancor adesso, solo scriverlo, non vediamo davvero l'ora che il gioco sia qui fra le nostre mani.
Siamo avventati? Il gioco, siamo sicuri, avrà i suoi difetti, ma così come il sangue non è acqua lo stile e le emozioni che abbiamo provato - per quanto in un arco di tempo certamente limitato in relazione alle ambizioni (anche di vastità) del gioco - sono già incancellabilmente impresse in noi.
OGNI STORIA HA UN PRINCIPIO...
Tutto inizia con uno viaggio aereo, un di quelli finiti male. Ci ritroviamo a mollo, infreddoliti, nel bel mezzo dell'oceano, mentre i rottami del velivolo galleggiano attorno a noi e alte fiamme si levano dalle parti incendiate. Nuotiamo nel mezzo di questo inferno di acqua e fuoco (ed è subito splendore a livello tecnologico) per scoprire che non troppo lontano ci guarda un'isoletta dominata da un'alta torre, apparentemente uno strano faro. La raggiungiamo mentre quel che resta dell'aereo si inabissa; saliamo a grandi passi i pochi gradini bagnati dalla tempesta per trovarci dinanzi a una porta semi-aperta su un buio denso più della notte che ci circonda.
È la porta, lo scopriremo ben presto, che non si apre semplicemente sull'atrio di questa torre misteriosa, bensì è l'ingresso in un mondo perduto, surreale, un mondo da Ventimila Leghe Sotto i Mari, ma pieno di insidie ed anche di opportunità che neppure la più fervida delle fantasie di Jules Verne avrebbe mai potuto concepire.
È il mondo di Rapture, la società ideale creata nel cuore degli abissi marini da un certo Andrew Ryan, un microcosmo fondato sulla forza dell'essere umano e quindi sulla scienza, come ci fa capire il motto che ci accoglie fin dai primi passi nel gioco: "Né dei o regnanti, solo uomini".
Siamo negli anni quaranta e Ryan ha fondato questo mondo per sottrarsi alle logiche imperanti del nazionalismo, del comunismo e anche del nascente mondo occidentale moderno.