di Francesco Destri, 10/11/2005
Recensione
Bet on Soldier: Blood Sport
Il mercenario è un personaggio poco sfruttato nel mondo dei videogiochi, ma Bet On Soldier: Blood Sport promette di riportare in auge il soldato a pagamento dopo i fasti di Soldier Of Fortune, puntando tutto su un'ambientazione cupa e catastrofica e su una linea narrativa che coniuga guerra e trasmissioni televisive. Non ci credete? Eppure è davvero così...
Iron Storm era stata una gradevole sorpresa nel panorama degli sparatutto bellici, facendo leva soprattutto sull'ambientazione cupa e catastrofica, su uno spunto narrativo di grande fascino (la Prima Guerra Mondiale era ancora in atto dopo quasi un secolo di combattimenti) e su una longevità di tutto rispetto. Non un titolo perfetto (a tratti la difficoltà era eccessiva e le armi erano calibrate male), ma tale da assicurare un buon successo di vendite e persino una conversione per Playstation 2.
A tre anni di distanza gli autori di Iron Storm, nel frattempo radunatisi sotto la sigla Kylotonn, tornano nel mercato degli FPS con Bet On Soldier: Blood Sport, sparatutto che se in sede di preview non aveva fatto vedere grandi cose giunge ora al traguardo della recensione con qualche aspettativa in più, anche se la decisione di pubblicarlo in questi mesi autunnali dominati da Quake 4, Starship Troopers e Call Of Duty 2 rischia di farlo passare in secondo piano.
GUERRA O TV-VERITA'?
Non è un caso se ci siamo dilungati più del dovuto nella descrizione di Iron Storm, visto che questa specie di seguito ricorda molto da vicino, almeno come atmosfera e ambientazione, il precedente shooter del team di sviluppo francese. Anche qui infatti ci troviamo a combattere in una Terra cupa e minacciosa in cui da molti anni si sta consumando l'ennesimo e sanguinoso conflitto tra nazioni.
Le città sono dominate da immensi edifici, i resti di case e palazzi distrutti dalla guerra sono in bella vista ovunque e i soldati che si combattono sembrano usciti da un incubo fanta-catastrofico tra Mad Max e Terminator. In questo quadretto poco edificante vestiamo i panni di un mercenario che ha deciso di guadagnarsi da vivere uccidendo per denaro. Uccidere non solo i nemici delle fazioni opposte come in una qualsiasi guerra ma anche sfidanti di ogni genere in un'arena televisiva sotto lo sguardo delle telecamere.
Non ci capite più nulla? In effetti Bet On Soldier: Blood Sport può inizialmente confondere le idee, ponendosi a metà strada tra il classico shooter bellico con piccole componenti cooperative e una sorta di gara televisiva che non può non ricordare, rimanendo sempre in ambito cinematografico, The Running Man, il film con Arnold Schwarzenegger tratto da un romanzo di Stephen King.
Quella di abbinare combattimenti nelle trincee (torna ancora in mente Iron Storm) a duelli televisivi non ci è sembrato uno spunto molto felice, non fosse altro che per la confusione che può creare a livello narrativo (siamo soldati, mercenari, aspiranti divi televisivi o gladiatori del futuro?). I combattimenti sotto gli occhi delle telecamere, introdotti da una presentazione tipicamente televisiva, non rivestono comunque un ruolo di primaria importanza nel gioco, trovandosi unicamente alla fine di ogni livello come i classici duelli contro i boss finali.
Eppure ciò non ha evitato del tutto un certo scollamento tra i frangenti tipicamente bellici e questi scontri a la "Grande Fratello" di cui francamente non si sentiva la necessità.
COME TI ASSOLDO UN INGEGNERE
Se non altro i duelli con un altro mercenario, che tra l'altro varia da livello e livello solo nella quantità di resistenza e nelle armi ma quasi per nulla nell'aspetto, servono per guadagnare il denaro necessario a comprare armi, munizioni e a riparare la nostra armatura.
Bet On Soldier: Blood Sport si basa infatti su una concezione abbastanza simile a quella di Soldier Of Fortune, altro shooter impersonato da un mercenario. Per ogni nemico ucciso il nostro conto in banca aumenta di una certa quantità, a seconda del tipo di uccisione (un colpo in testa ci farà guadagnare di più) e, nel caso del duello televisivo, a seconda del tempo impiegato per uccidere il nostro avversario.
Oltre agli usi già accennati, i soldi sono fondamentali per utilizzare le macchine adibite al salvataggio della partita, anche se la loro principale utilità rimane quella legata alle armi e alle armature. L'elemento positivo in una simile scelta di gameplay (uccidere non solo per sopravvivere ma anche per arricchirsi) coincide così con un certo acume tattico nello spendere i proprio guadagni; possiamo investire tutto per la modifica di armi e per i proiettili (anche perchè non è possibile raccogliere le armi dei nemici uccisi), oppure per l'irrobustimento dello scudo o dell'armatura, che dopo molti colpi ricevuti inizia a degradarsi e necessita di una riparazione presso apposite "repairing-station".
Volendo, possiamo assoldare anche un ingegnere in grado di riparare l'armatura in qualsiasi momento del gioco, ma in questo caso dobbiamo proteggerlo dagli attacchi nemici con il rischio di distrarci da quelli che sono i principali obiettivi delle missioni. Inoltre siamo costretti a iniziare il gioco con altri due mercenari al nostro servizio; se ciò poteva portare a un ispessimento del gameplay in senso cooperativo, in realtà gli ordini da impartire sono solo due (attendere e seguire) e l'intelligenza dei nostri due "angeli custodi" ha lasciato spesso a desiderare, tanto che la loro utilità come aiutanti e protettori è alquanto dubbia.
SCUDO O CORAZZA? QUESTO E' IL PROBLEMA...
Più convincente invece l'intelligenza nemica, che pur senza raggiungere i livelli degli sparatutto tattici più evoluti è se non altro superiore a quanto visto in Serious Sam II e in Quake 4. I soldati avversari si spostano molto rapidamente e si nascondono appena possono, sorprendendoci a volte persino in vere e proprie imboscate quando meno ce l'aspettiamo. Purtroppo la sfida che poteva derivare da un simile atteggiamento tattico è in parte vanificata da alcune trovate discutibili. Tanto per cominciare è davvero difficile morire. Le stazioni di riparazione dell'armatura sono infatti molto numerose all'interno delle mappe e la presenza opzionale dell'ingegnere semplifica ancor più le cose, lasciandoci indifesi in pochissime occasioni.
Colpire un nemico alla testa anche da grande distanza, per di più con il classico fucile a pallettoni, è inoltre troppo facile e i duelli televisivi si risolvono unicamente in un continuo spreco di proiettili senza che ci siano tattiche alternative per sconfiggere l'avversario.
Da notare poi come la mediocre qualità degli effetti sonori influisca anche sul gameplay; il più delle volte infatti non ci rendiamo conto di essere stati colpiti perchè nessun suono o rumore ce lo fa capire e ciò, in uno shooter piuttosto frenetico come questo, può rappresentare un problema non da poco.
Ecco allora che Bet On Soldier: Blood Sport si conferma un FPS non del tutto riuscito sotto il profilo della giocabilità, nonostante la grande quantità di armi e potenziamenti a disposizione e la suggestione data dall'atmosfera cupa ed evocativa al tempo stesso. Quello di Kylotonn è infatti il classico shooter che dopo una o due ore di divertimento iniziale si siede su un andamento ripetitivo e avaro di sorprese, anche là dove la comparsa di nemici un po' diversi dal solito (dei veri e propri Mech) poteva far sperare in un cambiamento che invece non arriva mai.
Le stesse armi non danno quasi mai la sensazione di potenza che ci saremmo aspettati (si trattava di un difetto presente anche in Iron Storm), anche se l'introduzione dello scudo protettivo può in effetti portare qualcosa di nuovo nella classica struttura da shooter, di solito improntata unicamente all'offesa e non alla difesa.
IL 3D CATASTROFICO
Graficamente parlando, Bet On Soldier: Blood Sport si è invece rivelato una piacevole sorpresa. A colpire positivamente sono soprattutto le ambientazioni e l'uso di una palette cromatica cupa e ripetitiva (questa volta in senso buono), che riesce a trasmettere più che bene l'atmosfera malsana e iperviolenta del gioco (aspettatevi molto sangue). Notevoli i riflessi sulle armature, che nonostante un design piuttosto squadrato sono illuminate con molta dinamicità, ma anche i nemici, animazioni escluse, appaiono molto dettagliati sia per quanto riguarda l'abbigliamento, sia nelle espressioni facciali. Purtroppo la versione provata (1.0) ha presentato diversi bug dovuti molto probabilmente a un'incompatibilità con la Geforce 6600 in nostro possesso, ma la patch che aggiorna il gioco alla versione 1.2 ha risolto molti di questi problemi, pur prestando ancora il fianco a improvvisi rallentamenti in situazioni di gioco non particolarmente caotiche.
Che dire di più? Se cercate uno sparatutto leggermente alternativo al filone di Call Of Duty e di Quake 4, Bet On Soldier: Blood Sport potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa a patto però di non aspettarsi nè un capolavoro di realizzazione, nè un gameplay ben equilibrato nonostante le molte trovate promettenti. Noi continuiamo a preferire Iron Storm, ma non è detto che la formula del confronto televisivo e del denaro come motore del gioco possa attirare molti mercenari videoludici rimasti orfani di Soldier Of Fortune.