di Alessandro Casini, 20/4/2004
Recensione
Battlefield Vietnam
Digital Illusions ricrea nuovamente un campo di battaglia online nel sequel diretto dell'acclamato Battlefield 1942. Stavolta l'ambientazione storica scelta è quella della guerra del Vietnam, ma i programmatori saranno riusciti a imprimere il feeling del predecessore in uno scenario così diverso dalle battaglie campali della Seconda Guerra Mondiale?
Battlefield 1942 è stato uno degli sparatutto online di maggiore successo degli ultimi anni, basti pensare che molti hanno paragonato l'ascesa della sua popolarità a quella che contraddistinse Counter-Strike, gioco ormai divenuto "immortale".
Purtroppo in Italia la diffusione del titolo targato Digital Illusions non è stata certo da record e, come conseguenza, anche i server dedicati si contano sulle dita di una mano monca, ma a stabilizzare la situazione ci pensano altri server europei con "ping" piuttosto buoni.
A bissare il successo di Battlefield 1942 non sono state tanto le due espansioni (Road to Rome e Secret Weapons), ma i tanti "mod" tra i quali quel Desert Combat che ha apportato significative innovazioni seguite dai programmatori successivamente. Lo stesso Battlefield Vietnam è stato largamente anticipato nell'ambientazione dall'ottimo "mod" Eve of Destruction e uno dei rischi di questo sequel era, appunto, quello di essere visto come una semplice espansione a prezzo pieno quando qualcosa di simile è disponibile gratuitamente per il primo episodio. Fortunatamente i programmatori hanno fatto un buon lavoro nel diversificarsi dal predecessore e dalle relative modifiche, tuttavia uno dei rischi è che i cambiamenti dovuti al tipo di conflitto preso in esame non piacciano particolarmente ad alcuni veterani di Battlefield 1942.
NAM
Quella del Vietnam è stata una delle guerre con la maggiore sproporzione tra le forze armate in campo; di fatto l'esercito statunitense disponeva della superiorità aerea e di armamenti superiori alle controparti nord vietnamite, tuttavia l'ambiente ostile (a cui i vietnamiti erano abituati dalla nascita) riequilibrava la situazione e si prestava bene alle tattiche di guerriglia che misero in crisi gli americani, i quali, al contrario, speravano di vincere il conflitto per attrito. Battlefield Vietnam ne riprende gli elementi fondamentali e li integra come parte del bilanciamento, quindi da un lato abbiamo gli americani e la loro potenza superiore negli scontri faccia a faccia e dall'altra i vietnamiti con le loro tattiche indirette che mirano a tendere trappole e imboscate al nemico. I programmatori hanno anche cercato di ricostruire con l'interfaccia e le musiche l'atmosfera degli anni '60/'70 e, sebbene i menu sembrino di primo acchito poco funzionali, la cosa funziona a meraviglia. Avvicinarsi a una radio da campo può voler dire ascoltare musiche del periodo o trasmissioni per le truppe in stile Good Morning Vietnam, per non parlare della "Cavalcata delle Valchirie" che in genere è portatrice di brutte sorprese per i nord vietnamiti...
Come nel predecessore, il tutto è pensato specificamente per il multiplayer a squadre e, sebbene l'intelligenza artificiale dei bot sia migliorata, la componente single player è troppo limitata per far pensare all'acquisto un giocatore che non sia interessato al gioco online.
Lo stile di gioco nella modalità Conquest rimane simile a quello già visto in Battlefield 1942, con basi conquistabili occupando per un certo periodo di tempo lo spazio vicino alla bandiera; tuttavia è presente una barra che indica lo stato di conquista e il tempo necessario è influenzato dal numero di giocatori presenti. In questo modo viene evitata il problema delle "one man army" costringendo a muoversi in squadre impiegando magari gli utilissimi mezzi di trasporto. La prima cosa che salta all'occhio è il ridimensionamento dei carri armati rispetto alla fanteria e agli elicotteri, dopotutto il tipo di terreno rendeva problematico l'impiego di carri più pesanti del Patton o del T-54 sovietico impiegato dai nord vietnamiti. Oltre al problema del terreno impervio i carri devono fronteggiare la ridotta efficacia contro la fanteria che si concretizza nel ridottissimo "spawn damage" del loro cannone che lo rende poco utile per il fuoco di soppressione. Se non altro carri come lo Sheridan possono essere aerotrasportati dagli elicotteri Chinook nelle zone calde... oppure si possono usare alla stregua di grosse bombe sganciandoli sul nemico.
Diminuendo l'importanza dei carri armati è cambiata anche la funzione degli aerei e, pur potendo comunque effettuare efficaci attacchi contro le unità terrestri (in particolare l'F-4 dispone di bombe al napalm), si rivelano più importanti nel proteggere gli elicotteri nel caso degli americani e nell'attaccarli nel caso dei nord vietnamiti. L'introduzione dei missili ha fatto sì che venisse implementato anche un semplice sistema di aggancio per il tipo heat seeker tramite il quale vengono guidati automaticamente verso il bersaglio al centro del mirino, senza però distinguere se questo è un mezzo amico o nemico quindi è necessario fare attenzione prima di fare fuoco.
Per gli americani gli elicotteri fanno la parte del leone e rappresentano il modo più efficace per spostare i contingenti nelle mappe o per fare piazza pulita nelle basi nord vietnamite. Quest'ultimi dispongono comunque delle due varianti del MI-8 come elicotteri, ma non sono in grado di competere con le controparti americane che schierano inoltre il micidiale elicottero d'attacco Cobra.
LA FANTERIA AL POTERE
La struttura delle mappe rende la fanteria il fattore determinante per la vittoria e il sistema delle classi è stato riorganizzato rispetto a Battlefield 1942. Innanzitutto per ovviare alla mancanza di più eserciti distinti è stato deciso di diversificare gli equipaggiamenti a seconda del tipo di truppe che hanno preso parte storicamente alle battaglie, quindi ci sono sensibili differenze tra mappa e mappa; di fatto in una in cui hanno preso parte i Marines la classe d'assalto disporrà di armi diverse rispetto al corrispettivo delle forze speciali che sono inquadrate in altre azioni e lo stesso avviene per i nord vietnamiti. E' addirittura possibile un equipaggiamento alternativo per ogni classe per venire incontro alle varie preferenze ed aumentare la varietà.
In generale la fanteria è in grado di difendersi meglio dai veicoli e la presenza di punti di respawn mobili aiuta a studiare tattiche più efficaci per attaccare le basi. L'idea, introdotta inizialmente in Battlefield 1942 dal mod Desert Combat e inserita anche nell'espansione Secret Weapons, è stata espansa in modo tale da permettere la creazione di basi temporanee tramite le casse di materiali depositabili con il Chinook o i tunnel impiantabili con la pala del geniere nord vietnamita. Nell'ultimo caso abbiamo uno dei maggiori punti di forza degli antagonisti degli americani, poiché possono arrivare ad assaltare le basi comparendo letteralmente dal nulla se il giocatore che impianta il tunnel è abbastanza in gamba da non farsi notare.
OMBRE NELLA JUNGLA
Battlefield Vietnam non è certo esente da difetti e, oltre quello congenito della mancanza di una valida modalità in single player, sono evidenti anche alcuni problemi di bilanciamento. Quello più evidente riguarda l'abbinamento tra l'M-60 e il lanciarazzi LAW degli americani, un'accoppiata che rende inutile la scelta della maggioranza delle classi con il risultato che quasi tutti la usano uccidendo la varietà. I programmatori si sono accorti dell'errore, non a caso una delle caratteristiche annunciate nella patch 1.01 verterà sulla risoluzione di tale problema. Altri difetti riguardano il motore grafico decisamente pesante, tanto che è quasi impossibile far girare il gioco con tutti i dettagli attivati a una fluidità accettabile. E' probabile che nelle prossime patch il codice venga ottimizzato come era avvenuto anche per Battlefield 1942, ma per il momento i requisiti richiesti per godere appieno del comparto grafico sono piuttosto impegnativi. La cura nei dettagli dell'ambiente poi è sicuramente notevole, tuttavia le texture eccessivamente lucide di alcuni mezzi tendono a stonare rendendoli più simili a dei lucidi giocattoloni piuttosto che a unità impegnate nella jungla. Per ultimo bisogna considerare anche che uno dei motivi dell'impatto di Battlefield 1942 stava anche nell'ambientazione che proponeva un cocktail dei fronti più importanti della Seconda Guerra Mondiale con eserciti e mezzi che sono delle leggende. Battlefield Vietnam rischia di non avere il medesimo impatto per chi si è affezionato agli scenari del primo, ma sarebbe un peccato non dare una possibilità a un titolo che propone uno stile di gioco intrigante, tanto che si arriva a capire dopo qualche partita che la diversità rispetto al predecessore è un pregio e non un difetto.