Quello degli sparatutto in prima persona è sicuramente un genere in ascesa. Negli ultimi anni ha visto nascere videogiochi che, in un modo o nell'altro, hanno cercato il più possibile di diversificarsi da una massa di produzioni troppo spesso cloni le une degli altre. Infatti, accanto a titoli che proponevano gameplay di "quake-iana" o "doom-iana" memoria, in cui cioè la potenza di fuoco era l'unico modo per farsi strada tra i nemici, sono stati dati in pasto al grande pubblico altri videogame in cui al giocatore era richiesto un maggior impegno nel ragionamento e nella tattica, magari conditi da una buona trama di background; si tratta di produzioni, per così dire, più inclini a una impostazione adventure, strategica o ruolistica, che non all'azione più sfrenata. Uno "scisma" simile è avvenuto anche nel caso dei videogiochi pensati quasi esclusivamente per un'esperienza multiplayer quando, ormai qualche annetto fa, gli sviluppatori di Dynamix tirarono fuori dal proverbiale cilindro un certo Starsiege: Tribes. Questo titolo, partendo dal classico schema di gioco "capture the flag", forniva i mezzi per un gioco di squadra estremamente più completo di quanto si fosse visto in precedenza grazie a veicoli da guidare, basi da fortificare, trappole da installare e chi più ne ha più ne metta. Non più fragging sfrenato, insomma, ma strategia e cooperazione. Ed è sicuramente in questo filone di giochi che può essere collocato Battlefield 1942, l'ultima fatica dei ragazzi di Digital Illusions.
RISPOLVERIAMO IL VECCHIO FUCILE DEL NONNO!
Niente jetpack o fucili al plasma, questa volta, però! Come si può facilmente intuire dal titolo, infatti, il gioco è ambientato nelle più furiose battaglie combattute un sessantennio fa in occasione del secondo conflitto mondiale e permetterà al giocatore di scegliere se schierarsi nelle fila dell'Asse o degli Alleati. Sono infatti queste le due "squadre" a disposizione, i cui membri e relativi arsenali variano coerentemente con lo scenario di gioco: per fare un esempio, optando per le forze dell'Asse, ci si troverà a impersonare un soldato tedesco nella difesa di una roccaforte a Berlino, oppure un pilota giapponese in uno dei tanti assalti alla flotta statunitense. Prima di scatenarsi sul campo di battaglia, però, è importante scegliere anche il proprio ruolo (o meglio "kit", come è chiamato nel manuale) tra i cinque disponibili che abbiamo descritto nell'
apposito box: il kit potrà essere variato solo in seguito alla morte del proprio personaggio o raccogliendo gli oggetti lasciati a terra da un altro malcapitato infelicemente caduto sul campo di battaglia. Non solo, infatti, il numero di armi trasportabili è estremamente limitato, ma raccoglierne una non prevista per il proprio kit porterà alla variazione di quest'ultimo; niente cecchino con il bazooka, insomma, il ruolo di ognuno è ben definito e non sono ammesse classi miste.
Come fare allora per aumentare la propria capacità di "far male" all'avversario? Nulla di più semplice: sarà possibile pilotare direttamente un carro armato, un caccia (ovviamente dell'epoca, niente missili, flares, HUD e robe simili, solo bombe e tanta mira!), addirittura un sommergibile, oppure prendere il comando di una torretta antiaerea, di un cannone di una nave, o di uno qualsiasi degli oltre quaranta mezzi bellici che il gioco mette a disposizione. Ogni risorsa, sia essa un semplice soldato o un veicolo, ha però, per la squadra, un costo misurato in "ticket", il cui esaurimento ne decreterà la sconfitta. Il campo di battaglia, inoltre, è disseminato di avamposti che, oltre che permettere di usufruire delle risorse (leggasi: munizioni, medikit, ecc...) ivi contenute, se conquistati, potranno essere selezionati come punti di rientro nel caso di morte del proprio personaggio. Tantissima la carne al fuoco in questo senso, quindi, che promette un gameplay estremamente vario e una interazione veramente massiccia con lo scenario di gioco.
MEGLIO SOLI...
La campagna single player si dipana attraverso quattro scenari (Nord Africa, Oceano Pacifico, Europa Orientale ed Europa Occidentale) e sedici missioni differenti. C'è però da dire che, sebbene sia sempre fornito un minimo background ad ognuna di esse (indicando, per esempio, in cosa ne gioverebbero le forze della propria fazione nel caso di una vittoria), in realtà gli eventi sono estremamente slegati tra di loro e vedono il giocatore una volta nei panni di un soldato americano intento a respingere gli attacchi dell'aviazione giapponese e, magari, nella missione successiva impegnato nei panni di un collega russo all'assalto di una postazione tedesca. Non c'è un vero e proprio filo conduttore o una qualsivoglia storia narrata a fare da sfondo al tutto, insomma, e l'unico legame tra due battaglie consecutive è rappresentato da un indicatore che, in base ai risultati precedentemente conseguiti, informa sul positivo o negativo evolversi dell'intero conflitto. Per di più c'è anche da dire che le varie missioni sono tutte estremamente simili tra di loro: cambia l'ambientazione, variano le mappe, ma in buona sostanza si tratta sempre di conquistare il maggior numero di avamposti possibile e di fare esaurire i ticket alla squadra nemica.
Non si tratta altro, quindi, che di un adattamento della modalità multiplayer alle necessità dei giocatori solitari, che forse storceranno un po' il naso nel non vestire, per una volta, i panni del protagonista, essendo relegati al ruolo di "uno dei tanti": altrettanta importanza del soldato direttamente controllato, infatti, la rivestono i compagni di "squadra", per l'occasione "bot" la cui intelligenza artificiale è configurabile all'inizio della campagna. In fin dei conti, però, l'impressione di condizionare l'esito degli eventi con le proprie gesta è presente e ben marcata e anche il gioco in solitaria risulta godibile e divertente. E' importante però sottolineare come il livello di scaltrezza dei personaggi gestiti dal computer sia tutt'altro che strepitoso e, a meno di non impostare al massimo il livello di difficoltà, non è raro vedere diversi soldati, magari anche in compagnia di un tank, indugiare dinnanzi a un cecchino solitario. Per fortuna queste deficienze dell'Intelligenza Artificiale sono ben compensate dal fatto che i propri compagni di squadra sembrano ubbidire senza troppe remore agli ordini impartiti tramite l'apposita (e comodissima) console.
... O MALE ACCOMPAGNATI?
E' inutile negarlo, però: giocare da soli a Battlefield 1942 è un po' come acquistare una Ferrari per girare in città! Mediante una LAN privata o una qualsivoglia connessione a Internet, infatti, si potrà prender parte ai differenti scenari bellici in compagnia di altri giocatori (fino a un massimo di trentadue individui in totale) ed è persino superfluo dire quanto il gameplay possa giovarne! Il gioco mette infatti a disposizione tutta una serie di strumenti volti a valorizzare la collaborazione all'interno del team, strumenti che non si limitano solo alla possibilità di salire in due soldati su un veicolo, magari uno alla guida e l'altro impegnato nel falciare gli avversari da una torretta. Vestendo i panni del cecchino, per esempio, è possibile inquadrare un bersaglio tramite il binocolo. Risultato? A tutti i membri della propria squadra sarà possibile avvalersi di questa visuale per colpire il nemico anche se fuori dal campo visivo. A differenza di quanto accadeva nella modalità single-player, la console dei comandi non serve più per impartire ordini, ma viene ad assolvere alla funzione di "traduttore universale", permettendo di inviare comunicazioni ai propri "colleghi", visualizzate dal gioco nella lingua in cui la versione posseduta da ognuno è localizzata: non sarà più un impresa quindi, dialogare con un giocatore straniero, quantomeno per quello che concerne frasi strettamente relative al gameplay (tipo "vieni con me!", "difendi questa postazione", "ho individuato un tank avversario"), ricevendo sempre comunicazioni in italiano. Unica pecca: un netcode leggermente "pesante" che, in assenza di server ottimizzati, porta a valori del ping piuttosto elevati anche collegandosi a reti italiane, con il risultato di vedere, nelle situazioni di gioco più affollate, gli altri personaggi bloccarsi e "teletrasportarsi" poco più in là dopo qualche decimo di secondo.
UN TANK CHE SI MUOVE A SCATTI
Questa sensazione di engine, per così dire, "pachidermico" è abbastanza presente durante l'esperienza di gioco, soprattutto per quanto riguarda i caricamenti delle mappe, che superano nettamente il minuto in quanto a durata. Il motore grafico è, comunque, estremamente modulare e scalabile, permettendo di personalizzare un po' tutti gli aspetti video, dalla complessità poligonale alla risoluzione delle texture, e lo stesso dicasi per le routine dell'audio: in sostanza anche con il sistema indicato come requisito minimo nella confezione del gioco, l'esperienza è comunque godibile pur non raggiungendo framerate da capogiro e facendo un uso massiccio della tanto odiata "nebbia" per limitare la distanza dell'orizzonte. I possessori di PC di ultimissima generazione, in ogni caso, saranno lieti di apprendere che tutti gli effetti più "all'avanguardia" - quali environment mapping, light mapping, ombre dinamiche e via discorrendo - sono comunque attivabili. Un appunto è invece da fare al sistema di controllo dei mezzi aerei, veramente ardui da pilotare: forse fare di meglio era oggettivamente difficile e, comunque, la possibilità di utilizzare un joystick migliora decisamente la situazione. Per i fortunati possessori della periferica in questione non sarà troppo un problema compiere le più spericolate evoluzioni, per tutti gli altri... bé, meglio lasciar perdere il posto di guida e dedicarsi anima e corpo ai comandi di una semplice torretta. Come è stato già accennato nel corso della recensione, il gioco è ottimamente tradotto in italiano, almeno per quanto riguarda le scritte e le voci dei menu. I messaggi vocali durante le battaglie, invece, sono nell'idioma della fazione in cui si è scelto di schierarsi, ma sempre accompagnati da sottotitoli che ne rendano comprensibile il significato.